Chiudete quelle porte!

Un primo passo nel cammino verso l’appropriazione della nostra vita, è quello di riconquistare tempo e ed emozioni, cominciando a chiudere dentro di noi piccole e grandi porte e a trovare il coraggio di rinunciare all’onnipotenza infantile, accettando i nostri limiti.

Quante volte ci siamo trovati nella situazione di tenere aperto un rapporto già chiuso e appassito con un ex-fidanzato, mettendo a repentaglio la relazione con il nostro nuovo compagno? O abbiamo acquistato qualcosa in saldo, solo perchè a saldi finiti non avremmo potuto più trovare quel qualcosa che in realtà non ci interessava davvero? Perchè non riusciamo a scegliere tra la nostra professione di tecnico informatico e la nostra antica vocazione di poeta?

Quanto tempo avete occupato per scegliere tra due modelli di automobili praticamente equivalenti?

Perchè è così difficile scegliere? Perchè ci lasciamo spesso prendere dall’impulso irrazionale di perseguire le opzioni prive di valore e continuiamo a tenerci tante porte aperte e a correre dietro a porte di scarso valore, a opportunità che si sono esaurite o hanno perso di interesse?

Perchè ci sentiamo costretti a tenere aperte il maggior numero di porte possibile, anche se ci costa moltissimo?

Perchè non possiamo impegnarci in una cosa e basta?


Per cercare di dare una risposta a queste domande, Jiwoong Shin, professore a Yale, e Dan Ariely della Duke University hanno progettato una serie di esperimenti, basati su un videogioco che hanno chiamato il “gioco della porta“.

L’esperimento è stato svolto nell’East Campus del Mit.

Ad alcuni studenti è stato chiesto di giocare a un videogioco che si presentava con tre porte sullo schermo: la prima rossa, la seconda blu e la terza verde, che portavano ognuna in una stanza. Veniva spiegato ai partecipanti che per entrare in ognuna delle tre stanze (un cubo rosso, uno blu e uno verde) bastava cliccare sulla porta corrispondente.

Una volta dentro, ogni clic successivo avrebbe fatto guadagnare loro del denaro. Se una certa stanza offriva un guadagno variabile da un centesimo a dieci, per esempio, avrebbero ricevuto una somma in quella fascia ogni volta che avessero cliccato con il mouse all’interno della stanza. Nel corso del gioco i guadagni venivano registrati nella parte in basso dello schermo.

Per ottenere la maggior quantità di denaro possibile bisognava individuare la stanza che offriva il guadagno maggiore e cliccarci sopra il maggior numero di volte possibile. Ma non era così semplice. Ogni volta che ci si spostava da una stanza all’altra, si faceva un clic (i giocatori avevano a disposizione un totale di 10 clic). Da un lato, quindi, passare da una stanza all’altra poteva essere una buona strategia per scoprirein quale delle tre si guadagnava di più. Dall’altro, però, correre da una porta all’altra e da una stanza all’altra, significava bruciarsi clic che in altri casi avrebbero fatto guadagnare denaro.

I partecipanti muovevano freneticamente il cursore sullo schermo, per cercare di tenere aperte tutte le porte, passando da una porta all’altra.

In una seconda fase, il gioco fu modificato. Questa volta ogni porta che non fosse stata presa in considerazione, dopo dodici clic sarebbe scomparsa per sempre dallo schermo.

Successivamente i ricercatori modificarono l’esperimento in modo da stimolare i partecipanti a non tenere aperte le porte. Fecero in modo, ad esempio, che ogni clic per aprire una porta costasse tre centesimi, in modo che il costo non fosse solo la perdita di un clic (un costo-opportunità) ma anche una vera e propria perdita finanziaria. Non ci fu differenza nelle risposte dei partecipanti all’esperimento. Dimostrarono tutti lo stesso desiderio di tenere aperte le loro opzioni.

Infine fu comunicato loro l’esatto ammontare della cifra che si sarebbero potuti aspettara da ogni stanza. I risultati non cambiarono. I giocatori continuarono a non sopportare l’idea di vedere chiudersi una porta. Fu permesso anche ad alcuni di eseguire centinaia di prove pratiche prima di iniziare l’esperimento vero e proprio, per fornirgli la possibilità di considerare quanto fosse più saggio non correre dietro alle porte che si chiudono. Ma anche quando i partecipanti all’esperimento vedevano le loro opzioni diminuire non riuscivano a concentrarsi su una sola scelta. Saltavano da una porta all’altra, cercando di fare più soldi mentre in realtà ne guadagnavano molti di meno.

Allora Shin e Ariely tentarono un altro genere di esperimento: la porta che non veniva toccata dopo dodici clic spariva, ma non per sempre. Con un solo clic era possibile farla ricomparire. I partecipanti all’esperimento continuarono, però, a sprecare i loro clic sulla porta i grado di riapparire, anche se la sua scomparsa, in realtà, non aveva consguenza alcuna e anzi la si poteva comunque ripristinare.

Con questo esperimento Shin e Ariely hanno mostrato che le persone hanno grande difficoltà a tollerare l’idea della perdita e fanno tutto il possibile per evitarla.

Con questa difficoltà a chiuderci le porte alle spalle, spesso sprechiamo tempo ed energie dietro opzioni del tutto irrilevanti per la nostra vita, togliamo tempo agli affetti per rincorrere più opportunità di lavoro, scriviamo cartoline ad amici ormai perduti di cui non ci importa nulla, spingiamo i nostri figli a tante attività, privandoli di un tempo per annoiarsi, inventare, giocare, partecipiamo a comitati che si occupano di problemi che non ci interessano più.

Seguiamo una spinta irrazionale a tenerci aperte quante più opzioni possibili, ma questo non significa che per il nostro benessere non dovremmo provare a chiuderne qualcuna, per recuperare tempo, emozioni, energia.

E voi? Quali porte non riuscite a chiudere?

Fonti:

Shin, Jiwoong and Dan Ariely (2004), “Keeping Doors Open: The Effect of Unavailability on Incentives to Keep Options Viable,” Management Science, 50 (5), 576-586

Dan Ariely, Prevedibilmente irrazionale, Rizzoli

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