Pubblicato in: Digressioni

L’estate degli ego-turisti: quanto costa fare finta di essere una star

Il sole comincia a calare dietro gli yacht e le prime luci della sera si accendono sulle mete turistiche elette a vetrina ideale dalla moderna aristocrazia di attori, tronisti, veline, politici, calciatori, che dalla crisi economica non sono stati neanche sfiorati.

Si apre l’estate dell’aperitivo, tra dj set, sushi e chiringuito. Si apre l’estate di bambini e bambine onnipotenti travestiti da adulti modaioli, pallide stelle in un firmamento in cui invece, ne sono sicuri, avrebbero il diritto di brillare, che non chiedono altro che realizzare il proprio successo magicamente, senza muovere un dito e sentono il bisogno di essere al centro di un mondo che reputano vincente, perchè là è il loro posto, perchè compirebbero imprese grandiose, se solo qualcuno, un fotografo, un regista, un produttore, un capitano d’industria, li scoprisse, scoprisse il loro talento, la loro eccezionalità.

Si apre l’estate degli ego-turisti, che si trasfriscono nelle località vetrina e affollano i locali-vetrina, pseudo-voyeur che fingono di guardare, in realtà sperano soltanto di essere guardati. In valigia oggetti simbolo di appartenenza a un mondo fatuo, che non esiste.

Eccomi, sono qui, gridano alle luci di flash e telecamere gli sguardi degli ego-turisti stipati nei santuari del divertimento. Guardatemi. Anche io avrei diritto al mio body guard. Simbolo dell’estate happy hour, la cerimonia d’incoronazione del tronista di turno, che viene consacrato con l’olio solare al profumo di cocco spalmato dinanzi agli occhi e ai teleobiettivi di tutti dalle dita french-laccate di veline senza veli.

Le località-vetrina inghiottono piccole folle di egoturisti a caccia della loro immagine ideale, attraverso la frequentazione di cotanti aristocratici, gli unici con i quali meritano davvero di stare, gli unici davvero in grado di comprenderli, non come gli insulsi colleghi o i banali vicini di casa lasciati in città.

Gli ego-turisti si muovo con apparente disinvoltura sui set delle loro ego-vacanze, seduttivi, a volte manipolatori, ma comunque condannati a “piacere per piacersi”, incuranti degli altri. Devono essere sempre perfetti, impeccabili. Visitano i luoghi che “devono” essere visitati, aggiungono al curriculum nuove conoscenze che possono tornare utili e dietro gli occhiali da sole assurdamente indossati anche di notte celano agli altri, e a se stessi, il loro vero sè, proprio come nelle vetrine dei negozi abiti lussuosi vestono tristi manichini senz’anima.

Li distinguete dagli altri turisti, fiduciosi e ricchi di risorse personali, per la loro vocazione a sfavillare e abbagliare, a volte al limite della mitomania. Peccato che ad aspettare, in albergo, ci sia spesso l’odioso spettro del vuoto e della depressione.

L’Ego-Turismo, il migrare compulsivo che spesso oggi si osserva verso le località-vetrina si fonda proprio su questo bisogno di vedere e di farsi vedere, di guardare e di farsi guardare. Gli altri sono importanti solo in quanto convitati a questo piacere narcisistico, in una società di eterni adolescenti che non sanno realizzare quell’uscita dall’onnipotenza che finalmente li traghetterebbe nell’età adulta.

L’ego-turista non discrimina, non valuta, non sceglie. Segue la corrente. Va dove lo porta il gossip. Portaborse e portaborsette rincorrono attori, politici, calciatori, veline, certi che solo nell’abbraccio di questa moderna nobiltà potranno finalmente sentirsi considerati, compresi, a loro agio, perchè il successo non è ciò che desiderano, ma ciò che meritano, anche se non hanno fatto e non hanno intenzione di fare assolutamente nulla, in fondo, per meritarselo davvero. In certi casi le forze dell’esibizionismo e delle fantasie grandiose che guidano l’ego-turismo, emanazione di Sè intensamente narcisisti, vengono integrate nel tessuto dell’Io come sano appagamento, contentezza, soddisfazione per le proprie attività. E allora anche la vacanza dell’ego-turista si trasforma in svago, diletto, espressione di vitalità.

Ma quando questo desiderio di essere visti prima che di vedere, di identificarsi, anche in vacanza, con un mondo di presunti esseri superiori, conduce a una scelta della destinazione dettata da fantasie di popolarità, affermazione, ma anche, a volte, di ricerca dell’amore ideale, la vacanza dell’ego-turista diventa un camminare sull’orlo del precipizio del vuoto interiore.

L’ego-turista non è interessato ai sentimenti di chi lo ospita in casa propria, non nutre alcune interesse per la sua storia, la sua cultura, il suo modo di vivere e di pensare. Si avvicina ai membri della comunità ospitante trattandoli come oggetti da usare e da abbandonare per assecondare esclusivamente i propri bisogni narcisistici. Esibisce lusso e paillette in cattedrali del turismo di lusso e del benessere, erette come un pugno nello stomaco al centro di paradisi tropicali, mentre a pochi metri le popolazioni locali arrancano per sopravvivere. Vive spesso al di sopra delle proprie possibilità. Arriva in preda a fantasie di grandiosità e ricerca di ammirazione. Accomodatosi nella vetrina prescelta racconta esagerando i soi successi, declina i suoi talenti, si aspetta di essere notato da chi gli sta inorno come essere superiore, pur non avendo raggiunto alcun risultato che dimostri questa presunta superiorità.

In ogni luogo che frequenta pensa spesso che tutto gli sia dovuto e si aspetta, del tutto irragionevolmente, trattamenti di favore o un’automatica adesione, ad esempio, da parte del personale dell’albero, del villaggio turistico, della compagnia aerea, alle sue aspettative.

Non tutti gli ego-turisti sono uguali, però.

Ci sono gli ego-turisti involontari che davvero non sembrano avere alcun tipo di cognizione delle reazioni che i proprio comportamenti suscitano negli altri. Li riconoscete perchè parlano spesso a voce alta, in aereo, n treno, in pullman, sulla spiaggia, al ristorante, e sempre come se si rivolgessero a una platea. Non ti guardano mai dritto negli occhi. Guardano dritto solo nei teleobiettivi. I loro discorsi sono farciti di riferimenti all’ostentata conoscenza di persone influenti, alla millantata frequentazione di località turistiche esclusive, ambìte mete di shopping, ristoranti segnalati dalle guide più rinomate. Se vi imbattete in uno di loro lasciate perdere: vi sarebbe impossibile intervenire nella conversazione e magari buttare lì qualche domanda o sollevare qualche dubbio su aspetti poco realistici dei suoi racconti.

L’ego-turista circospetto, invece, è molto diverso: sensibile a quello che gli altri pensano di lui, non voi, ma quelli che contano, ovviamente, ascolta con attenzione e tende a sentirsi offeso di continuo. Si sente incompreso. Poverino. Sottovalutato nella sua grandezza.

E’ ancora lunga l’estate degli ego-turisti, narcisisti che aspettano fiduciosi, tra i banconi straripanti di spesso pessimo sushi dei locali-vetrina, sulla sabbia sottile delle bellissime spiagge-vetrina, sui pontili degli yacht-vetrina, in luoghi spesso ricchi di bellezza, trasformati in località-vetrina da regolari o abusive colate di cemento, quel riconoscimento del loro incredibile valore, che inseguono e perseguono con ottimismo e perseveranza, ma, ça va sans dire, senza fare assolutamente il minimo sforzo per meritarselo.

Perchè nelle località-vetrina si va, appunto, non per guardare ma per farsi guardare, per essere scoperti, per sentirsi finalmente a proprio agio e brillare in un ambiente raffinato, spesso pretenzioso, tra specchi dorati, marmi lucidi, coppe di vino gelato, per conversare con persone che ti possono comprendere, apprezzare. Poco importa che non ti possono vedere.

 

Articolo pubblicato

su Crescita Turismo

Professional Tourism Book

N. 371

 

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