Pubblicato in: Digressioni

La ricetta dell’amore

Lo ammetto. Sono una persona poco incline all’ordine, al conformismo, alla serialità. Mi piacciono le sfumature, le sfaccettature, le differenze, l’originalità.  A scuola facevo il compito direttamente in bella copia, perchè avevo scoperto di non essere in grado di ricopiare fedelmente la brutta copia. Quando tentavo di ricopiare, scrivevo un altro compito. Così alla fine avevo due compiti ed ero indecisa su quale consegnare. Non riesco a copiare, nemmeno da me stessa. Forse per questo non amo gli abiti griffati. Seriali. No, non per snobismo, non è che li odio o non posso permettermeli (anche quello!), ma proprio non mi pongo il problema. Per me non esistono. Un vestito con lo stile di qualcun altro mi fa sembrare qualcun altro. O anche nessuno. Invece a me piace sembrare me, qualunque cosa voglia dire. 

Di lavoro faccio l’esploratore. Esploratore di infiniti mondi possibili. Esploratore di animo umano. Degli infiniti mondi possibili dell’animo umano.

Vado sempre a caccia delle differenze, come nel gioco della settimana enigmistica.

E non smetto mai di sorprendermi di quante variazioni esistano sul tema delle relazioni umane. 

A volte, però, nella complessità di queste relazioni, nelle infinite variabili che le condizionano, un pò mi perdo. Sento il bisogno di un piano, che, se lo rispetti, ti porta dritto verso un obiettivo concreto e realizzabile. Senza tutte quelle variabili che nelle relazioni, soprattutto nell’amore, fanno saltare i piani, spostano o cambiano continuamente gli obiettivi.

Allora cucino.

Amo cucinare perchè mi costringe a seguire le regole, le ricette, dandomi l’impressione di arrivare a un risultato concreto, tangibile. Le ricette sono equazioni matematiche. Se non le segui rischi che quello che stai cucinando venga troppo cotto, troppo salato, troppo dolce, poco lievitato, poco cotto, bruciato, immangiabile. Se le segui, ecco lì la tua torta che prende forma, da un impasto all’apparenza caotico, in realtà perfettamente congegnato.

 Mi rifugio in cucina e penso: ma perchè non è così l’amore? Cento grammi di stima, trecento grammi di interessi in comune, duecentocinquanta grammi di attrazione fisica, due o tre cucchiaini di batticuore,  baci q.b.? Basterebbe seguire la ricetta e via ecco pronto un bel soufflè d’amore. Invece no. L’amore non è mai un’equazione. Non può esserlo. Perchè l’amore è relazione. Quindi  risente di tutte quelle infinite variabili di cui dicevamo.

Se, da una parte, le emozioni, come la rabbia, la paura, la tristezza, il disgusto, la sorpresa, la felicità, sono risposte ad un aspetto specifico della relazione con l’altro e, come dice Maturana “(…) restringono la “visione”, l’amore è l’unica emozione che allarga la visione. Che risponde all’altro tutto intero. Perciò l’amore è la relazione per eccellenza.

Si dice di due che si amano, che hanno una relazione. In realtà, non hanno una relazione, sono una relazione. Anche se non hanno una relazione. Perchè non si può amare se non si entra in relazione con l’altro e non lo si riconosce come altro con cui ci si incontra e ci si confronta. L’amore senza relazione è una fantasia. Come l’amore per un divo del cinema o un cantante rock.

Il momento fondamentale dell’innamoramento è il momento in cui l’altro esce dalla massa indistinta degli esseri umani che incontri e diventa il tuo altro, di fronte a te, un altro essere umano con cui metti in condivisione emozioni. Diventa una relazione.

L’innamoramento è una epifania, in cui l’altro ci si manifesta nel suo universo emotivo e si sintonizza sul nostro, ci riconosce e ci accoglie dentro di sè.

Quindi l’amore è una relazione, per cui se non si stabilisce una relazione tra due persone non ci può essere amore.

Ci innamoriamo di chi ci ama. Tutto il resto non è amore, ma il tentativo di forzare l’altro ad amarci, a entrare in relazione con noi, come una cassaforte che non si apre e che contiene il tesoro della gratificazione al nostro bisogno di essere amati.  

E se l’amore è una relazione, allora ci sono persone che non possono amare: sono quelle che non sono in grado di interessarsi davvero all’universo emotivo di un’altra persona e di instaurare, quindi, una vera relazione con un altro essere umano, mancandogli la capacità fondamentale di legittimare l’altro come persona altra e non come oggetto per la gratificazione delle proprie esigenze emotive.

Perchè una persona che si sintonizza sulle nostre emozioni resta sempre e comunque altro da noi, una persona che non solo non è tenuta a rispondere a tutte le nostre esigenze emotive e a gratificarci continuamente, ma anche che ha le sue emozioni, che aspettano un riconoscimento e un’accoglienza.

L’amore è accoglienza, ascolto, reciprocità.

La cieca ricerca di gratificazioni e di sedativi per le proprie insicurezze non è amore.

L’amore per potersi definire tale non può essere egocentrico. Perchè una relazione non può avere un solo centro, ma deve avere necessariamente due centri e la base di una relazione d’amore è proprio la capacità degli innamorati di spostarsi, di volta in volta, da un centro all’altro. 

Una persona che esige esclusivamente una risposta ai propri biogni emotivi, senza entrare davvero in relazione con l’altro, senza ascoltarne i bisogni, non ama, perchè non si relaziona. L’altro non lo vede come persona, ma come distributore automatico di gratificazioni ai propri bisogni frustrati.

L’accudimento non è amore.

La prima forma d’amore è quellla tra madre e bambino. Una madre che accudisce non è necessariamente una madre che ama. L’amore si instaura soltanto quando tra la madre e il bambino si stabilisce una relazione sul piano emotivo, che si evidenzia dalla capacità della madre di sintonizzarsi sui bisogni emotivi del bambino e dalla risposta del bambino che si esprime nella ricerca di vicinanza, di contatto e nella sintonia di vocalizzi e parole, che suona come una dolce melodia.

Così anche tra adulti, un adulto che accudisce un altro adulto non è necessariamente un adulto che ama un altro adulto, se manca la comunicazione emotiva, la relazione

Il sesso non è amore.

Due persone che fanno sesso non necessariamente entrano in relazione tra loro sul piano affettivo ed emotivo. L’amore si instaura soltanto quando tra le due persone che fanno sesso si stabilisce una relazione sul piano emotivo, che si evidenzia, anche nel rapporto sessuale, sulla capacità di entrare in risonanza con le emozioni dell’altro.

L’amore non è sfruttamento dell’altro per la gratificazione di propri bisogni. Non è mero accudimento. Non è mero sesso. L’amore è relazione.

L’amore non è egocentrico. Come ogni relazione ha bisogno di due centri per esistere.

L’amore è l’incontro tra due universi emotivi, che si toccano, si comprendono. L’amore è compassione. Tutto il resto è solitudine. 

Certo, se qualcuno di voi ha la ricetta, comunque, potrebbe farmela avere. Gliene sarei grata.

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