Pubblicato in: Digressioni

Il falso mito della bellezza femminile: “Perchè voi (non) valete”

Scrivono Gregory e Mary Catherine Bateson in Innocenza ed esperienza che “(…) fa parte della natura umana apprendere non solo dettagli ma anche pro­fonde filosofie inconsce, diventare ciò che fingia­mo di essere, assumere la forma e il carattere che la nostra cultura ci impone”, sottolineando come ” è verso questi miti, e verso le forme che potranno prendere in futuro, che sono responsabili tutti i nostri costruttori di miti, dai poeti agli scienziati, ai politici e agli insegnanti(…)” (Gregory e Mary Catherine Bateson, Innocenza ed esperienza Dove gli angeli esitano, Milano, 1989, Biblioteca Adelphi 216)

Il primo di questi miti che sono diventati parte delle donne, indiscutibili, profondamente immersi nel loro carattere, generalmente a un livello non consapevole, è quello che Naomi Wolf ha chiamato il mito della bellezza.

Il mito della bellezza, come è stato definito da Naomi Wolf nel suo best-seller “Il mito della bellezza: come immagini di bellezza sono usate contro le donne” (1991), esercita una forte pressione sociale sulle donne per conformarle ad un’idea di bellezza che non è nata dai loro reali bisogni né dalle loro personali inclinazioni ma è progettata artificialmente per farle sentire minorate.

 “La bellezza non è fissata in canoni immutabili ma si esprime in modo diverso. Universale, non è un artificio ma fa riferimento piuttosto a una personalità, vera, profonda, forte. Le Ambasciatrici di L’Oréal Paris si caratterizzano per una propria sensibilità, uno stile unico e una personalità ben definita ma tutte hanno in comune un autentico carisma, un modo tutto loro di condividere una visione singolare della bellezza come mezzo di realizzazione personale, fonte di libertà e di superamento dei propri limiti.” (http://www.loreal-paris.it)

Scopriamo, così, sul sito della celebre casa cosmetica L’Orèal, intanto,  che la bellezza è per le donne un mezzo di realizzazione personale, ma anche che questa realizzazione personale passa attraverso il superamento dei propri limiti.

 “Quanto più le donne si avvicinano al potere, tanto più si chiede loro un’autocoscienza fisica e la bellezza diventa la condizione necessaria per fare il passo successivo” scriveva Naomi Wolf vent’anni fa.

Che cosa è cambiato?

Che il gioco si è perfezionato.

”Stanno avvelenando la nostra libertà con modelli di bellezza animati da un odio contro se stessi, da ossessioni fisiche, dal terrore della vecchiaia e della perdita del controllo”. (Naomi WolfThe Beauty Myth)

Ma lo fanno cercando di convincerci che, invece, stanno promuovendo l’autostima, l’assertività, la coscienza delle donne del proprio valore. “Uso la colorazione più costosa al mondo perché io valgo” dice per la prima volta una testimonial pubblicitaria per incrementare le vendite della colorazione L’Oréal Préférence che costa un dollaro in più rispetto a quella della concorrenza. Tre parole che diventeranno negli anni un tormentone pubblicitario sulle labbra di donne molto belle come Jane Fonda, Linda Evangelista, Penelope Cruz, Laetitia Casta, Kate Moss, Andy McDowell, Beyoncé.

E così si passa dai primi slogan degli anni ’20 in cui il chimico che poi avrebbe fondato l’Oréal lanciava provocazioni come “Sei troppo vecchia?” oppure “Tuo marito ti sposerebbe ancora?”, per reclamizzare Imédia, la rivoluzionaria tintura per capelli a presa rapida, al doppio legame del terzo millennio: sei una donna moderna che cura la sua bellezza per piacere a se stessa, non al proprio uomo. Perché tu vali.

La bellezza dona alle donne fiducia in se stesse” dice la modella Barbara Palvin, ambasciatrice per l’Oréal Paris.

Perché voi valete. E la bellezza vi dà fiducia in voi stesse. Perché la bellezza è un vostro diritto. Promuovere la causa della bellezza in tutto il mondo. Questa è la missione dell’Oréal e delle migliaia di uomini e donne del gruppo in tutto il mondo che hanno costruito la loro missione personale attorno a questa dichiarazione.

L’industria cosmetica si nutre e al tempo stesso alimenta il perfezionismo femminile centrato sul corpo, facendo leva proprio su questo immaginario collettivo, in cui ancora l’emancipazione femminile passa attraverso il raggiungimento di standard sempre più elevati, di un’eterna bellezza, che non è più nemmeno capacità di seduzione, ma più orribilmente, annullamento della femminilità, attraverso la cancellazione delle forme femminili, e del tempo, nel mito dell’eterna giovinezza.

Finalmente alleggerite dalle pressioni di una vita materna e domestica, le donne vengono, oggi, controllate artificialmente attraverso il mito della bellezza costruito a tavolino dalle case di prodotti cosmetici e affermato attraverso il modello proposto dai media commerciali. Ma, sempre Wolf ci ricorda che le donne meritano ” di poter scegliere di fare quello che vogliono con le loro facce e i loro corpi senza essere punite da un’ideologia che utilizza attitudini, pressioni economiche ed addirittura giudizi legali sull’apparenza delle donne per minarle psicologicamente e politicamente.”

Secondo Naomi Wolf, infatti, le insicurezze delle donne sono amplificate da queste immagini create ad uso e consumo delle multi-nazionali dell’estetica. Ogni giorno vengono introdotti nuovi prodotti per correggere i difetti delle donne creando un ciclo di ossessioni costruite per raggiungere uno standard di bellezza impossibile da raggiungere.

In un articolo dal titolo Come tornare single ed essere disinvolta, pubblicato sul portale style.it, che presenta le principali riviste femminili pubblicate in Italia, la psicologa sessuologa suggerisce: “Il fatto di non avere più un partner viene vissuto come un colpo inferto al proprio valore e all’autostima. È da qui che occorre iniziare“. Come? Ma è ovvio! Prendendoti cura del proprio aspetto, per esempio con un restyling del look e un’iscrizione in palestra. “Il cambiamento esterno è semplice da attuare, garantisce apprezzamenti immediati (indispensabili per chi ha bisogno di recuperare sicurezza) e ha il vantaggio di mettere in moto il cambiamento interiore“.

Ecco allora che se ti accorgi che un’altra donna sta cercando di prendersi il tuo uomo, non devi avere esitazioni e scendere in campo per riconquistarlo. Come? Ovviamente, suggerisce Tess Stimson nel suo libro Sconfiggi quella stronza, (Armenia), prima di tutto facendo un po’ di shopping per sorprenderlo con un look all’altezza e iscrivendoti in palestra, per perdere quei due chili di troppo e per scaricare la tua rabbia.

I media, non solo i media, ma anche e soprattutto i media, contribuiscono, così, alla formazione di un’autoimmagine negativa delle donne, condannate a confrontarsi continuamente con canoni di perfezione femminile, finché da sole non decideranno di ribellarsi a questa tirannia e di costituire un modello alternativo carismatico di affermazione femminile, che, rifiutando il confronto con canoni astratti e perfetti di femminilità, e riconoscendo come autodistruttive le condotte di rifiuto del cibo, della sessualità, l’ossessivizzazione delle cure estetiche, l’imitazione acritica di modelli comportamentali maschili, saranno finalmente in grado di rovesciare il  significato di norme di comportamento previste socialmente per le donne, sfasciare la sintassi del mondo e mescolare le carte da gioco.

La realtà, però, è che molte donne spesso vivono un radicale e profondo senso di falsità, la sensazione di non essere come sembrano, perché si sentono perennemente in difetto sul piano della bellezza esteriore e non danno valore alla cura del proprio corpo che mettono in pratica, perché non è mai abbastanza, né agli apprezzamenti, ai giudizi sociali positivi che ricevono.

Ciò permette di comprendere un altro vissuto costante e particolarmente spiacevole sotto il profilo soggettivo: la fobia dell’esposizione sociale. In presenza di altri, ancora troppe donne, molte più donne che uomini, si sentono vincolate all’esigenza primaria di apparire inappuntabili sul piano fisico. Il prezzo che pagano per soddisfare questa esigenza è spesso davvero troppo elevato, ed è quello di un formalismo, che le priva di ogni autenticità, non bilanciato, comunque, nemmeno dalla gratificazione per quella bellezza esteriore inappuntabile, che invece non sembra mai raggiunta.

Perché, nonostante un regime interiore così stressante, molte donne faticano a prendere coscienza che la loro condizione implica un disagio psichico? Ciò che sfugge, solitamente, è che quel regime non si basa su di una libera scelta, ma su una coercizione interiore, derivata da una estrema pressione sociale.

Invece di rendersi conto della trappola del mito della bellezza in cui sono cadute, molte donne lamentano vissuti di inadempienza e di inadeguatezza.

Uno sviluppo oggi più che mai rilevante di questo perfezionismo estetico è l’anoressia. La coesistenza tra questo disturbo del comportamento alimentare e tratti di personalità perfezionistici è a tal punto frequente che non sfugge a nessuno. Non si tratta però di un’associazione casuale, bensì dinamica. Il perfezionismo preesiste sempre all’anoressia, e questa, con le regole rigidissime che il soggetto si impone non solo a livello di dieta ma anche di stile di vita (iperattività cognitiva, ginnica, ecc.), non fa altro che rivelarlo.

Ben si adatta a questa situazione l’esortazione di Italo Calvino nel Castello dei destini incrociati: “Sono stanco che il sole resti in cielo, non vedo l’ora che si sfasci la sintassi del Mondo, che si mescolino le carte del gioco”.

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4 pensieri riguardo “Il falso mito della bellezza femminile: “Perchè voi (non) valete”

  1. tutti noi però ci prendiamo cura del nostro aspetto estetico per noi stessi e per il prossimo, l’estetica fa parte di noi anche del più “trasandato” di noi, vale per me, per te, anche per Naomi Wolf..vale per uomini e donne. Una donna che usa cosmetici non è più o meno libera e autentica di una che non li usa.
    Curare il proprio aspetto estetico in un modo piuttosto che in un altro non è schiavitù

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  2. canoni estetici maschili e femminili ci sono sempre stati, cambiano, si ampliano ma non svaniscono come ognuno di noi ha i suoi gusti estetici su se stesso/a e sugli altri..non dobbiamo vergognarci di questo, non dobbiamo vergognarci di trovare attraenti certe persone e non altre..i nostri gusti nascono dentro una cultura ma sono sempre nostri. Certo è ingiusto umiliare qualcuno solo perchè non è esteticamente gradevole ai nostri occhi, ma non dobbiamo vergognarci di voler curare il nostro aspetto estetico e di voler essere belli, attraenti..lo facciamo tutti, la dimensione estetica fa parte di noi e non è meno importante o autentica di altre cose

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  3. e l’anoressia è un problema psicologico molto profondo, ridurlo a “perfezionismo estetico” non mi convince.
    E fare molta palestra non vuol dire essere anoressici (e neanche essere molto magri se è per questo)

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  4. e al di là della manualistica da due soldi, fare shopping, andare in palestra, cambiare look non sono segni di schiavitù, sono scelte da rispettare.
    Ripeto: l’estetica fa parte di noi.tutti abbiamo un aspeto fisico e ce ne occupiamo per salute, estetica, benessere in generale.
    ci sono persone per cui trucco e parrucco sono una vera passione, e non sono schiave
    Siamo un mix di natura, cultura e storia ma non siamo incapaci di decidere per noi stessi e per le motivazioni che vogliamo

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