Pubblicato in: Digressioni

Nè da Marte nè da Venere: falsi miti sul sesso del cervello

Il sesso del cervelloNel 1800 Paul Broca, chirurgo e antropologo francese (Sainte-Foy-la-Grande, Gironda, 1824-Parigi 1880), divenuto poi celebre nella storia della neurologia per aver individuato la  zona nel cervello responsabile nella produzione del linguaggio, ritenendo che le  misure del cervello influenzassero la personalità e le capacità cognitive umane, sostenne, insieme alla distinzione in razze del genere umano  e alla superiorità della popolazione francese, nazione di “Galli brachicefali” sulla popolazione tedesca formata da “Germani dolicocefali”, la naturale inferiorità inellettuale delle donne, che sarebbe stata provata dalle piu’ ridotte dimensioni del cervello femminile rispetto a quello maschile.

Come resistono il mito della divisione dell’umanità in razze e il mito della superiorità di alcune razze su altre, sebbene non abbiano alcun fondamento scientifico, così resiste, nelle scienze, sebbene anch’esso non trovi alcun fondamento scientifico, il mito della naturale inferiorità femminile e di quella che l’antropologa Françoise Héritier definisce “valenza differenziale tra i sessi”.

E’ vero che in fasi molto precoci della vita intrauterina la formazione degli organi sessuali libera degli ormoni che vanno a influire sulla formazione del cervello del feto. In particolare, nell’ipotalamo, gli ormoni sessuali determinano nelle donne la formazione di cellule neuronali che si attivano ciclicamente per determinare l’ovulazione. Negli uomini questi neuroni sono assenti.

Però, queste differenze tra il cervello femminile e il cervello femminile riguardano il controllo delle funzioni legate alla riproduzione e non il controllo di funzioni cognitive come intelligenza, memoria, orientamento nello spazio, ecc.

Eppure resistono numerosi preconcetti su presunte differenze tra cervello maschile e femminile che giustificherebbero alcune differenze naturali di comportamento e di capacità cognitive tra uomini e donne.

Come osserva Catherin Vidal, neurobiologa, Direttrice di Ricerca presso l’Instituto Pasteur, tra questi preconcetti possiano elencare, ad esempio, il multitasking.

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Si dice che le donne siano piu’ portate per il multitastikng, la capacità di fare piu’ cose insieme, riferendosi alla capacità di occuparsi della casa, dell’educazione dei figli, del lavoro. In realtà tutti, donne e uomini abbiamo questa capacità di portare avanti piu’ azioni contemporaneamente nella nostra vita quotidiana e, soprattutto, si tratta di una capacità appresa e non innata.

Catherin Vidal nota che questo preconcetto viene da uno studio che alcuni neurobiologi hanno condotto nel 1982 su 20 cervelli conservati in formalina e sezionati, da cui emerse che il corpo calloso era piu spesso nelle donne che negli uomini, facendo ipotizzare a una migliore comunicazione tra gli emisferi cerebrali nelle donne.

uomoni-marte-donne-venereAd esempio, nel suo libro, campione di vendite, “Gli uomini vengono da Marte le donne da Venere”, lo psicologo statunitense John Gray scrive che «a differenza di quello femminile, il cervello dell’uomo è altamente specializzato: tende a fare una sola cosa alla volta. Questo spiega perché quando l’uomo è sotto stress, è facile che si dimentichi della partner e delle sue necessità”.

Le moderne tecniche di neuro-imaging, in particolare la risonanza magnetica, hanno permesso di smentire tali conclusioni. Tutti gli studi compiuti negli ultimi anni tramite la risonanza magnetica,permettono di affermare che non esistono differenze statisticamente significative tra il corpo calloso del cervello femminile e il corpo calloso del cervello maschile.

Un altro preconcetto sulle differenze capacità cognitive legate a differenze cerebrali tra uomini e donne è la presunta maggiore difficoltà delle donne a orientarsi nello spazio.

libroUn altro celebre saggio, scritto da Allan e Barbara Pease, che molto si ispira a quello appena citato di John Gray, fa riferimento proprio nel titolo a questa presunta differenza: “Perchè le donne non sanno leggere le cartine e gli uomini non si fermano mai a chiedere?”

In realtà, diversi esperimenti effettuati con l’ausilio della risonanza magnetica smentiscono questo dato.  Quando, ad esempio, in un esperimento si è chiesto a uomini e donne di orientarsi nel labirinto virtuale di un videogioco si è visto che che gli uomini avevano prestazioni leggermente migliori delle donne quando il labirinto era di forma quadrata, che le prestazioni degli uomini e delle donne si equivalevano quando il labirinto era di forma circolare, ma, soprattutto, si è oservato che per orientarsi nel labirinto non tutti i soggetti attivavano le stesse aree cerebrali. E questa variabilità era una differenza sostanziale tra individui e non tra sessi.

Altri esperimenti hanno mostrato che nemmeno nella capacità cognitiva di memorizzare la posizione nello spazio di oggetti diversi esistono differenze significative tra i sessi.

Altro preconcetto che si cerca di giustificare scientificamente è la presunta tendenza delle donne a servirsi del linguaggio piu degli uomini: le donne parlerebbero di piu’.

Catherin Vidal nota che questa idea nasce da uno studio del 1995 in cui gli seperimentatori avevano somministrato la risonanza magnetica a venti uomini e donne mentre li sottoponevano a test linguistico. La risonanza aveva mostrato che gli uomini nello svolgimento del compito attivavano solo un emisfero cerebrale, mentre le donne li attivavano entrambi.

Altri studi analoghi, effettuati tra il 1995 e il 2009 su una popolazione di 2000 soggetti, hanno mostrato che non vi è differenza statistica nella ripartizione dell’attivazione delle aree del linguaggio tra donne e uomini.

Si è diffusa, intanto, però, la notizia che esista una sorta di “proteina della lingua” che, presente in concentrazione maggiore nel cervello delle donne rispetto a quelle degli uomini, indurrebbe le donne a essere naturalmente, biologicamente, piu’ m loquaci.

Altro preconcetto sulle capacità cognitive femminile è relativo alla presunta mancanza di talento delle donne per la matematica e, in generale, per le materie scientifiche.
Non vi sono evidenze scientifiche nemmeno per questo. Alcuni esperimenti, in realtà, mostrano che uomini e donne riescono a effettuare calcoli a mente, ad esempio, con lo stesso grado di successo e nello stesso tempo. Piuttosto, la variabilità sta non tanto tra i due sessi, ma tra i diversi individui, che tendono ad utilizzare differenti strategie e quindi ad attivare aree differenti del cervello, con la stessa variabilità di attivazione delle varie aree cerebrali in uomini e donne.

Non i cervelli degli uomini e delle donne sono diversi tra loro, quindi, ma tutti i cervelli sono diversi tra loro. La risonanza magnetica ci ha, infatti, permesso di osservare che le circonvoluzioni cerebrali che si osservano sulla superficie della corteccia cerebrale hanno forme diverse da un individuo a individuo e che persino il percorso dei vasi sanguingni a livello cerebrale cambia da un soggetto all’altro.

Così tutti abbiamo cervelli diversi. E solo osservandolo non c’è alcun modo di comprendere se si ha davanti il cervello di un uomo o di una donna.

Questa estrema variabilità di struttura cerebrale negli esseri umani deriva dalla estrema plasticità del nostro cervello, che si modifica continuamente dalla nascita alla morte, sulla base dell’apprendimento.

Esistono così tante differenze tra i cervelli di individui diversi ed esistono anche differenze tra il cervello delle donne e il cervello degli uomini, ma questo non significa che tali differenze esistano sin dalla nascita e che perdurino per tutta la vita.

Il ruolo della cultura nel determinare le differenze tra cervelli diversi e le differenze tra i cervelli di uomini e donne è fondamentale.

I maschietti, ad esempio, vengono lasciati piu’ liberi di giocare all’aperto, a calcio, ad esempio. E il calcio, come fa notare Catherin Vidal è un’attività ideale per imparare a orientarsi nello spazio, mentre le bambine vengono tenute maggiormente in casa, situazione che favorisce maggiormente lo scambio verbale ed emotivo.

Intervista con la neurobiologa Catherine Vidal. Uomini e donne sono biologicamente diversi?

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Un pensiero riguardo “Nè da Marte nè da Venere: falsi miti sul sesso del cervello

  1. Interessante articolo! semplice, chiaro e pulito. Ho appena finito di scrivere un saggio che si occupa di tematiche di genere, violenza sulle donne e maschilismo. Ironia della sorte, nel criticare le affermazioni sugli stereotipi di genere prendo in esame gli stessi libri. un saluto

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