Pubblicato in: Digressioni

Il percorso poetico di Ungaretti: da Mallarmè a Gongora.

204066085000202Ungaretti è una figura dominante nella poesia del ‘900, una presenza poetica dai notevoli tratti sperimentali, con una vicenda biografica piuttosto lunga. E’ un poeta che sembra cambiare fisionomia a ogni suo libro. Dal punto di vista delle forme poetiche, infatti, tra il suo primo e il suo ultimo libro passa un abisso.

Ungaretti arriva sulla scena poetica italiana vestito da soldato. La sua prima esperienza poetica, quella che rivoluziona tutta la poesia italiana, è la guerra.

Il suo primo libro è “Allegria di naufragi”, libro che cambierà titolo molte volte e che appare, per la prima volta, con il titolo di “Il porto sepolto”.

Le poesie de “Il porto sepolto” hanno una singolare vicenda editoriale. Ungaretti ne stampa 80 copie quando è ancora soldato, durante la prima guerra mondiale. Nel corso di una licenza, in viaggio verso Napoli, lascia alcune copie del libro agli amici che incontra. In seguito inserirà queste poesie ne “L’allegria”.

La novità de “Il porto sepolto” è una poesia che fisicamente, così com’è, nessuno ha mai visto: versi brevi, misteriosi nel linguaggio, che sembrano i relitti affiorati da un naufragio e suggestionano chi li legge, richiedendo al lettore una sorta di complicità, di disponibilità a decifrare i versi.

Dal punto di vista linguistico la novità è più apparente che reale, perché i versi frantumati non sono altro che la frantumazione di versi classici. In “Soldati”, ad esempio, i quattro versi sono, in realtà, due settenari, versi, cioè, tra i più tipici della poesia italiana. Perciò, la novità di Ungaretti è soprattutto nella frantumazione di versi tradizionali. Comunque, non tutti i versi di Ungaretti rispondono a questa linea di tendenza che, a un certo punto, si rovescerà con un ritorno al verso tradizionale. 

“Il porto sepolto” è del 1916. Ungaretti ha 28 anni. Che cosa ha fatto nella sua vita fino a quel momento per essere arrivato a scrivere quei versi?

E’ nato ad Alessandria d’Egitto da genitori italiani. Ungaretti è il poeta italiano con la maggiore esperienza internazionale. Si è formato a Parigi, in quella che era ancora la capitale della culturale mondiale, soprattutto per le arti figurative. Parigi è un luogo in cui la sperimentazione artistica ha un’alta componente visiva. A Parigi ha frequentato i poeti pià avanti nella ricerca di nuovi linguaggi e, in generale, i principali esponenti delle avanguardie: Picasso, Braque, De Chirico, Modigliani, ma anche, nel corso dei loro soggiorni a Parigi, Papini, Soffici, Palazzeschi, Marinetti, Boccioni. In particolare, ha incontrato Apollinaire, quello piu’ aperto alla sperimentazione (si vedano i suoi calligrammi), con un linguaggio molto nuovo che andrà a minare la modernità. 

Nel 1914, rientrato in Italia, si è arruolato come volontario, soldato semplice, sul Carso. Durante la guerra è commilitone di Benito Mussolini.

La prima guerra mondiale ha visto al fronte molti poeti e scrittori: Montale, Gadda, Curzio Malaparte e tutti hanno assegnato la loro esperienza bellica a libri di memoria. Ungaretti, invece, assegna il ricordo della sua esperienza bellica ai nuovi versi, in cui la guerra, oltra a ricordo e testimonianza, diventa anche un modo per parlare della precarietà dell’esistenza, che in guerra diviene ancora più evidente.

Dopo due anni nasce Il Porto Sepolto.

Finita la guerra, esce Allegria di naufragi, per Vallecchi, nel 1919.

L’anno dopo Ungaretti sposa Jeanne Dupoix  e si trasferisce a Roma, dopo pubblicherà, nel 1933 Sentimento del tempo.

Nel 1936 si stabilisce a San Paolo del Brasile, accettando l’offerta della cattedra di Lingua e letteratura italiana presso l’università.

Nel 1942 rientra in Italia, ove è nominato “per chiara fama” titolare della prima cattedra di Letteratura italiana contemporanea presso l’università di Roma.

Nel 1947 porta in poesia anche il dolore umano in tempo di pace, soprattutto nella raccolta “Il dolore”, in seguito alla morte del fratello, nel 1937, e poi del figlio Antonietto, nel 1939.

Ungaretti svolge un ruolo molto importante ha anche come traduttore.

Traduce i 40 Sonetti di Shakespeare, Visioni di Blake, Fedra di Racine, il Mallarmé, dell’Eneide e delle Favole indie della genesi e riscopre il barocco, la poesia del ‘600 europeo, soprattutto la poesia di Louis De Gongora.

La sua raccolta di traduzioni si intitola “Da Gongora a Mallarmè”. Mallarmè è stato uno dei poeti fondatori della poesia novecentesca, chiuso, formalista, ampiamente sperimentale, autore di una poesie molto intellettualizzata, ma non per questo poco suggestiva, che si affida all’intensità ed è avvicinabile all’esperienza poetica del primo Ungaretti, nonostante la forte presenza autobiografica.

Gongora, poeta e drammaturgo spagnolo del Secolo d’Oro, è uno dei vertici della poesia barocca del ‘600 spagnolo, formalista, ma con una eloquente esplorazione dei significati, poeta funebre, oscuro per eccesso di eloquenza, per le sue misteriose similitudini, le sue scenografie barocche, ricche di immagini e di articolate innovazioni lessicali e sintattiche . I poeti eloquenti sono sempre piacuti a Ungaretti.

Il percorso inverso rispetto al titolo della raccolta, da Mallarmè a Gongora, sembra essere esattamente il percorso della poesia di Ungaretti, che inizia con la frammentazione del verso e finisce con la poesia funebre.

 

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