Pubblicato in: Digressioni

Il falso mito femminile dell’altruismo sacrificale e la chiesa cattolica

madonna del partoIl modello ideale di femminilità cui la Chiesa, e la nostra società, di conseguenza, si ispirano, con cui troppo spesso le donne si identificano, assumendolo come standard della loro realizzazione personale, è un modello di donna perfetta, che realizza questa sua perfezione nel donarsi e nell’accudire, nell’essere fonte continua e insostituibile di sostegno e fonte di forza spirituale per gli altri.

Sta qui l’invisibile ma invalicabile porta sbarrata sulla prigione delle donne, che le schiavizza nella misura in cui desiderano auto-realizzarsi, inducendole a un processo di individuazione perverso, per cui l’autorealizzazione avviene, in prevalenza, in funzione dell’altruismo sacrificale.

Nella Mulieris Dignitatem, la lettera apostolica di Giovanni Paolo II sulla dignità e vocazione della donna del 1988, si legge che (…) la donna – nel nome della liberazione dal “dominio” dell’uomo – non può tendere ad appropriarsi delle caratteristiche maschili, contro la sua propria “originalità” femminile”, in quanto “(…) esiste il fondato timore che su questa via la donna non si «realizzerà», ma potrebbe invece deformare e perdere ciò che costituisce la sua essenziale ricchezza”.

E questa essenziale ricchezza, secondo il pontefice, “si collega intimamente con l’amore che ella riceve a motivo della sua stessa femminilità ed altresì con l’amore che a sua volta dona”.

Ricorrendo al Concilio Vaticano II, laddove affermava che “L’uomo, il quale in terra è la sola creatura che Iddio abbia voluto per se stessa, non può ritrovarsi pienamente se non mediante un dono sincero di sé”(59) il pontefice fa un salto logico affermando che se questa affermazione riguarda ogni persona, uomo o donna che sia, come persona creata ad immagine di Dio, è però la  donna che “non può ritrovare se stessa se non donando l’amore agli altri. La donna è forte per la consapevolezza dell’affidamento, forte per il fatto che Dio «le affida l’uomo», sempre e comunque, persino nelle condizioni di discriminazione sociale in cui essa può trovarsi. Questa consapevolezza e questa fondamentale vocazione parlano alla donna della dignità che riceve da Dio stesso, e ciò la rende «forte» e consolida la sua vocazione. In questo modo, la «donna perfetta» (cfr. Prv 31, 10) diventa un insostituibile sostegno e una fonte di forza spirituale per gli altri, che percepiscono le grandi energie del suo spirito. A queste «donne perfette» devono molto le loro famiglie e talvolta intere Nazioni.”

“Nella nostra epoca i successi della scienza e della tecnica permettono di raggiungere in grado finora sconosciuto un benessere materiale che, mentre favorisce alcuni, conduce altri all’emarginazione. In tal modo, questo progresso unilaterale può comportare anche una graduale scomparsa della sensibilità per l’uomo, per ciò che è essenzialmente umano. In questo senso, soprattutto i nostri giorni attendono la manifestazione di quel «genio» della donna che assicuri la sensibilità per l’uomo in ogni circostanza: per il fatto che è uomo! E perché «più grande è la carità” (1 Cor 13, 13).

Ritorna il doppio legame, più forte, intenso, pericoloso che mai. Non si dice alle donne che devono servire, perché sono subordinate, inferiori. Di questo si potrebbe discutere. Si dice, invece, alle donne, che devono servire, perché servendo raggiungo la perfezione, perché servendo, realizzano la loro vera natura, che è superiore a quella dell’uomo. E di questo non si può discutere. Come fai ad arrabbiarti se ti dicono che, in quanto donna, paziente, fedele, servile, sei un essere perfetto, ideale, superiore per natura all’uomo?  Ti direbbero che sei pazza.

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3 pensieri riguardo “Il falso mito femminile dell’altruismo sacrificale e la chiesa cattolica

  1. Io credo,leggendo le parole di Giovanni Paolo II e quanto segue, che semplicemente l’emancipazione della donna non debba significare trasformarsi in uomo, ma mantenere la propria personalità e anche le proprie attitudini, quali possono essere perchè no,anche l’accoglienza o l’istinto materno. Da qui a dire che le donne sono imprigionate in un’idea perversa da cui deriva che solo il servilismo, l’accettazione cieca le rende perfette ce ne vuole. Oggi per fortuna , la donna può emanciparsi, mantenere la propria personalità,realizzare le proprie aspirazioni e allo stesso tempo donare amore, essere un punto di riferimento per la famiglia e la società, in questo non vedo un ridimensionamento del suo ruolo, ma al contrario, finalmente , il giusto riconoscimento. Anche perchè, i brani che hai gentilmente riportato sono riferiti alla donna, ma la Chiesa quando parla di accoglienza e servizio in realtà non fa assolutamente distinzione tra i due sessi. E concludo sul fatto che se vogliamo rifarci alla religione cattolica,la Donna a cui tutte le donne credenti dovrebbero ispirarsi, cioè Maria, è stata libera di scegliere se donare e servire, cosi come lo siamo tutte noi.La religione cattolica nasce dal si libero di una Donna, e questo non bisogna dimenticarlo😉

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    1. Sono d’accordo con te sul valore delle differenze tra i generi e sulla possibilità per alcune donne di realizzarsi, se lo vogliono, attraverso la cura e la maternità. Quello che contesto è la presunta disposizione alla cura della donna in quanto donna, elemento costituitivo della sua propria “originalità” e della sua perfezione.
      Da miti culturali come questi deriva, a mio parere, la ricaduta del lavoro di cura esclusivamente sulle spalle delle donne, che è sotto gli occhi di tutti noi.
      Oggi, purtroppo, la donna si emancipa falsamente, perché l’assenza di un sistema di welfare efficace e funzionante e di politiche pubbliche di sostegno al lavoro di cura, fa in modo che le donne che lavorano fuori casa possano farlo prevalentemente delegando le funzioni di cura, che spettano alle donne, si sa, che sono portate, ad altre donne di classi sociali più basse (oggi, soprattutto donne immigrate).
      E la Chiesa, quando parla di accoglienza e servizio, fa sempre distinzione tra i due sessi, definendo fondamento antropologico della dignità della donna il servire, il prendersi cura dell’uomo che le è stato affidato. Solo per citare ancora la Mulieres Dignitatem: “La forza morale della donna, la sua forza spirituale si unisce con la consapevolezza che Dio le affida in un modo speciale l’uomo, l’essere umano. Naturalmente, Dio affida ogni uomo a tutti e a ciascuno. Tuttavia, questo affidamento riguarda in modo speciale la donna – proprio a motivo della sua femminilità (…)”
      Associare la questione della cura e del welfare alla femminilità giustifica l’iniqua distribuzione del lavoro di cura tra uomini e donne.
      Sono d’accordo con te che dovremmo ricordarci sempre che Maria è una figura femminile potentissima, perché, come ha ricordato anche Michela Murgia nel suo Ave Mary, l’annuncio del messaggero è stato fatto direttamente a lei e non al padre o allo sposo e lei ha scelto liberamente di rispondere, fuori da ogni sistema patriarcale. Ma prima tra tutti dovrebbe cercare di ricordarselo la Chiesa, che se lo dimentica continuamente, relegando le donne a ruoli di accudimento e cura, in forza non di una loro scelta, ma della loro natura femminile.

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      1. Che l’emancipazione della donna sia parziale,soprattutto in Italia, a causa di una politica di welfare inesistente, è un fatto innegabile,ma che di certo non può essere ricondotto alla religione, ma ai vari governi che negli anni hanno trascurato non solo le donne,ma anche i giovani, quindi entriamo completamente in un’altra questione.Ma se dobbiamo parlare del modello di donna proposto dalla Chiesa ,che nei secoli, per fortuna nostra , si è molto modificato, ebbene non mi sembra che i sacerdoti la domenica dai loro pulpiti dicano “donne, statevi a casa, ad accudire marito e figli”. La storia della Chiesa , proprio a partire da Maria che abbiamo citato entrambe,è costellata di donne ,che per contesto storico e sociale, hanno dimostrato la loro santità attraverso il servire,attraverso la vita matrimoniale, io sono di Catania,quindi è facile pensare per me a S.Agata o a S.Rita, ma ancora più recente è Madre Teresa. Credo sia normale per la Chiesa richiamare questi esempi per le donne , ma attualizzandoli secondo la propria vocazione. Io sono cattolica praticante, ma prima di tutto sono sempre stata una ragazza che pensa con la sua testa,per questo ad un certo punto quando ho capito che avevo solo ricevuto un’educazione cattolica che non rappresentava i miei sentimenti me ne sono allontanata. Solo quando ho riscoperto la fede tramite percorsi della vita personali sono diventata praticante, e ti parlo degli ultimi due anni;ma nel frattempo io studio,coltivo le mie passioni, spero un giorno ,anzi pretendo un giorno di lavorare utilizzando le competenze acquisite ,e se sarà il caso di farmi una famiglia,ma non perchè me lo dice la Chiesa,che porta questo modello, ma perchè avrò trovato l’uomo giusto con cui avere dei figli,e a quel punto il donare,l’accudire,il servire anche non deriverà dalla Chiesa,ma dall’amore. L’amore che è l’unica cosa che da due anni sento predicare ogni domenica dai sacerdoti e da cui deriva tutto il resto! E se poi un giorno non dovessi riuscire a conciliare il ruolo di donna lavoratrice e madre,non c’entrerà nulla la Chiesa, ma soltanto chi ha il dovere di garantire dei servizi a tutti i cittadini e non lo fa. Voglio concludere dicendo innanzitutto che la Chiesa non dimentica che Maria ha scelto liberamente, non dimentica la libertà delle donne,come quella degli uomini ,perchè siamo tutti liberi,siamo noi a scegliere se credere o meno,la vita di ogni cristiano è fatto di tanti “si”,proprio come quello di Maria,ma chi dice no,prosegue tranquillamente la sua vita,e magari non lo sa,ma dato che la bontà appartiene a cristiani,musulmani,atei,ebrei o buddisti, si comporteranno ugualmente secondo quando predicato nel Vangelo;e ribadisco che il servire è richiesto a tutti, uomini e donne, perchè sia la Chiesa, sia i fedeli, non devono dimenticare che il primo a servire è stato proprio Gesù,quindi non è esente nessuno:). PS: chiedo scusa se mi sono prolungata:)

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