Pubblicato in: Digressioni

Anna Karenina, tra pittura e fotografia

Anna Karenina è storia universale di un matrimonio senza passione e di un uomo che appare all’orizzonte di questo matrimonio portando l’illusione di un amore diverso, di una vita diversa, che poi si dissolve nell’impatto con la routine e nello scontro con le convenzioni sociali.

Ed è storia di una donna che decide di darsi la morte come estremo atto di vittimismo, per punire l’altro per non aver amato abbastanza.

E la morte le si mostrò chiaramente e vivamente alla mente; sì, la morte, quale unico mezzo per ridestare l’amore nel cuore di lui, per punirlo e per ottenere la vittoria in quella lotta, suggeritale dallo spirito malvagio insediatosi nel suo cuore, quella lotta che conduceva contro di lui.” (Anna Karenina, Lev Tolstoj, Feltrinelli, pag. 981)

E alla fine “Là!” si disse, guardando nell’ombra del vagone la sabbia mista a carbone di cui erano cosparse le traversine. “Là, proprio nel centro, così punirò lui e mi libererò di tutti e di me stessa.” (Anna Karenina, Lev Tolstoj, Feltrinelli, pag. 1002)

Ma  Anna Karenina è, chiaramente, molto più di questo, della storia che racconta. Anna Karenina è visione, è lingua che si fa visione. E lingua che dipinge grandiosi oli su tela, è parola che crea immagini così vivide che restano impresse per sempre nella memoria, anche quando il ricordo del racconto delle vicende umane si va affievolendo nel tempo.

Tolstoj scrive Anna Karenina negli anni in cui si va scoprendo un nuovo modo di vedere. Gli anni in cui con i Macchiaioli sta entrando nella pittura il desiderio di rappresentare la vita rurale invece dei soggetti storici o mitologici richiesti dalle accademie e si stanno aprendo le porte a quella che sarà la grande rivoluzione impressionista.

Sono gli stessi anni in cui in Russia si sta affermando una nuova generazione di paesaggisti, come Kouindji, Nesterov, Levitan, i quali prediligono nelle loro opere l’ambiente naturale ai paesaggi classici idealizzati, ambiente naturale in cui comincia a entrare anche l’essere umano.

Antokolsky, Repine, Savistsky, Iarotchenko o Kramskoï, affrontano nelle loro opere delle tematiche che caratterizzano la realtà sociale e politica della Russia del loro tempo, facendosi portatori di quelle speranze di progresso sociale che risentono dell’influenza dell e idee dello stesso Tolstoj.

Cambia modo di vedere e non solo in pittura. Il genio di Tolstoj lo rappresenta in maniera straordinaria in letteratura, dipingendo quadri che rivelano il rapporto dell’uomo russo con la natura e con il folclore contadino e rappresenta scene di vita privata che diventano rappresentazioni grandiose della vita del popolo russo. 

Nikolaï Kusnetsov (1850-1929)Giorno di Festa1879Olio su tela22.3 x 98Mosca, Galleria Trétiakov© Galerie Trétiakov

Nikolaï Kuznetsov, Giorno di Festa© Galerie Trétiakov

 

Sdraiato sulla schiena, ora guardava l’alto, limpidissimo cielo. “Forse non so che questo è uno spazio infinito, e non una volta ricurva? Ma per quanto io mi sforzi di aguzzare la vista non potrò mai non vederlo se non come ricurvo e limitato, e, nonostante la mia conoscenza dello spazio infinito, quando lo vedo come una solida volta azzurra sono certo più nel vero di quando mi sorzo di vedere oltre di essa.
Lèvin aveva ormai cessato di pensare ed era come se tendesse l’orecchio a certe voci misteriose che parlavano in tono inquieto e gioioso tra di loro.
“E’ forse questa la fede?” pensò, timoroso di credere alla sua felicità. “Dio mio, ti ringrazio!” si disse, soffocando i singhiozzi che gli salivano alla gola e asciugandosi con entrambe le mani le lacrime di cui erano pieni i suoi occhi.“(Anna Karenina, Lev Tolstoj, Feltrinelli, pag. 1044)

Tolstoj nella sua vita acquisisce molta familiarità con la macchina fotografica, soprattutto grazie alla moglie Sophie Andreïevna, che dal 1887 fino alla morte del marito che avviene nel 1910, ritrae figli e amici nella loro tenuta familiare.

Le composizioni dei “quadri” in Anna Karenina rivelano questo occhio fotografico: gli effetti prospettici, l’inquadratura via via più ravvicinata dei personaggi rappresentano segni evidenti di modernità.

Standosene in piedi in un fresco granaio, ricoperto di recente da un graticcio di ancora odoroso fogliame di nocciolo appoggiato a travicelli scortecciati di pioppo, Lèvin volgeva lo sguardo ora verso la porta aperta dove si librava densa la polvere secca e amara della trebbiatura, ora verso l’erba dell’aia illuminata dal sole cocente e la paglia fresca, appena portata dal fienile, ora verso le rondini dal capino variegato e il petto bianco che entravano stridendo sotto il tetto e si fermavano, battendo le ali, nel vano della porta, ora verso la gente che brulicava nella polverosa oscurità del granaio, mentre gli venivano in testa strani pensieri.” (Anna Karenina, Le Tolstoj, Feltrinelli, pag. 1035).

(Carmen Pernicola)

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