Pubblicato in: In giro

La Napoli di Caravaggio

Distogli lentamente lo sguardo dall’immenso dipinto di Caravaggio, Le sette opere della Misericordia, che troneggia sull’altare maggiore. Strizzi gli occhi prima di riabituarli alla luce sferzante del mezzogiorno e esci dal Pio Monte della Misericordia nel portico, dinanzi al complesso scultoreo della Madonna.

Ti arriva l’eco del chiasso di via dei Tribunale, l’antica plateia centrale dell’impianto urbano che rivelava l’origine greca della città.

La goccia di latte sulla bava del vecchio, i piedi lividi del cadavere portato alla sepoltura, l’ombra delle figure sulla prigione, il volto del carcerato che si spinge fuori dalle grate per succhiare il seno della sua donna andata a fargli visita, il bagliore di luce artificiale a rischiarare lo scorcio buio del rione, come una visione hanno colpito il tuo sguardo e la tua immaginazione ma non hai ancora capito bene in che modo, come con ogni emozione intensa che non passa per la coscienza.

Fuori la luce del giorno tiene i ostaggio la città. Il sole taglia le ombre sulle facciate dei palazzi. La città, afosa e vulnerabile, si sbatte e si gonfia di gente. Il rintocco delle campane vira nell’aria immobile, annunciando il mezzogiorno.

Se Dio esiste deve essere napoletano. E Caravaggio lo sapeva.

(Carmen Pernicola)

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Pio Monte della Misericordia

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