Pubblicato in: Digressioni, Traducendo per amore

La lingua mozarabica

mozarabeLa parola mozárabe viene dall’arabo mustab’ rab che significa “che vuole sembrare arabo” e con essa venivano denominati i cristiani che adottarono le tradizioni culturali arabe in seguito alla conquista musulmana della Penisola Iberica, pur restando fedeli alla loro religione.

A essi si deve in gran parte l’ingresso di moltissimi elementi arabi nel lessico delle lingue ibero-romaniche.

Il romanico che costoro parlavano era usato piu’ nell’ambito familiare e all’interno della comunità mozaraba, a fronte dell’ambito pubblico e intergruppale in cui si usava l’arabo nell’ambito sociale, commerciale e culturale.

Questa diglossia all’interno della popolazione mozaraba lasciò la sua impronta nelle lingue romanze peninsulari posteriori nella forma di un superstrato arabo nel vocabolario.

La lingua è conosciuta quasi interamente a partire da espressioni, chiamate kharjahs, aggiunte alle poesie arabe ed ebree del secolo XI.

Il loro stile architettonico fu denominato così per estensione e si caratterizzava per l’uso di tecniche costruttive essenzialmente visigote, modificatesi per l’influenza califfale.

Dall’altro lato la parola mudéjar proviene dall’arabo mudeyyen, che significa “a cui si permette di restare” e indica i musulmani che vivevano in territorio ispano-cristiano.

Di nuovo il loro stile architettonico si denomima nello stesso modo e si può definire come quello esistente tra l’XI e il XY secologo, in cui si mescolano elementi cristiani (romanici e gotici) con strutture, materiali ed elementi decorativi musulmani.

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La palabra mozárabe procede del árabe mustab’ rab que significa que quiere parecer árabe, y así se denominaba a los cristianos que adoptaron las tradiciones culturales árabes tras la conquista musulmana de la Península Ibérica, si bien manteniéndose fieles a su religión.

A ellos se le debe en gran medida la entrada de abundantísimos elementos árabes en el léxico de las lenguas iberorromances.

El romance hablado por ellos se usaría más en el ámbito familiar y dentro de la comunidad mozárabe, frente al ámbito público e intergrupal donde se usaría el árabe en el social, comercial y cultural.

Esta diglosia entre la población mozárabe dejó su huella en las posteriores lenguas romances peninsulares en forma de un superestrato árabe en el vocabulario.

La lengua es conocida casi enteramente a partir de refranes, llamados kharjahs, añadidos a los poemas árabes y hebreos del siglo XI.

A su estilo arquitectónico se le denominó así por extensión, y se caracterizaba por el uso de técnicas constructivas esencialmente visigóticas, modificadas por la influencia califal.

De otro lado la palabra mudéjar proviene de la árabe mudeyyen, que significa al que se le permite permanecer, se trataba de musulmanes que vivían en territorio hispano-cristiano.

De nuevo su estilo arquitectónico se denomina del mismo modo y se, puede definir como el existente entre los s. XI al XV, en el que se mezclan elementos cristianos (románicos o góticos) con estructuras, materiales y elementos decorativos musulmanes.

Photo: Ermita mozárabe de San Baudelio de Berlanga. Casillas de Berlanga (Caltojar), Soria. Castilla y León. (https://www.flickr.com/photos/javier1949/3838290230/)

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