Pubblicato in: shakespeare

La colpa, Bruto, Non è nelle nostre stelle ma in noi, Se siamo schiavi.

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“(…)Gli uomini talvolta sono padroni
Del loro destino; la colpa, Bruto,
Non è nelle nostre stelle ma in noi,
Se siamo schiavi. Bruto e Cesare:

Che c’è in quel “Cesare?” Perché quel nome
Deve risuonare più del tuo?


Scrivili insieme: il tuo è altrettanto bello;
Pronunciali, il tuo si addice alla bocca
Altrettanto bene; pesali, il tuo
E’ altrettanto pesante; usali per evocare,
“Bruto” chiamerà uno spirito con la stessa
Rapidità di “Cesare”. Ora, nel nome
Di tutti gli dei, di quale carne
Si è nutrito questo Cesare per essere
Diventato così grande? O tempi,
Siete svergognati! O Roma,
Tu hai perduto il seme d’un nobile
Sangue! Quando mai ci fu un’età,
Dopo il grande diluvio, che fosse famosa
Per un solo uomo? Quando, fino ad ora,
Si potè dire, parlando di Roma,
Che le sue grandi mura non racchiudevano
Più di un uomo? Ma ora Roma
E’ davvero una stanzetta se in essa è stanziato
Soltanto un uomo. Oh, tu e io
Abbiamo sentito i nostri padri
Dire che una volta c’era stato un Bruto
Che avrebbe accettato che a Roma governasse
L’eterno diavolo tanto quanto un re.”

(Traduzione di Agostino Lombardo)

William Shakespeare
Giulio Cesare
Universale Economica Feltrinelli/Classici

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